Apicoltura Morina Christian

Via Olmetti 18 - Bricherasio (TO)
Ci presentiamo

Via Olmetti. Frazione Bricherasio. Val Pellice. Sono queste le coordinate indispensabili per raggiungere il regno di Christian Morina, abile apicoltore e attento padre di una coppia di bambini, o, come dice lui, di Lore ed Ale. Lungo la dorsale che da Pinerolo porta nel cuore della Val Pellice, giusto un attimo prima che la mano dell’uomo lasci decidere il percorso alla natura circostante, sorge Bricherasio, piccola capoluogo di un comune che tende il proprio territorio verso le circostanti cime, alla stregua di un anticamera per le Alpi e le sue borgate. Terra silenziosa questa valle occitana, capace di offrire protezione tanto al culto valdese quanto ai valori della resistenza. Popolo di lavoratori, cui il destino ha riservato ogni giorno una nuova sfida, quasi volesse forgiarli.

In questa terra di confine tra la Francia e l’Italia anche i colori e la morfologia sembrano voler rimarcare il proprio carattere risoluto: è così che il verde non è mai soltanto verde, portando in seno una tonalità grigia, dal sapore metallico, con le punte delle montagne circostanti che nel farsi avvolgere dalle nuvole sembrano non volersi mai rivelare completamente. Pendii brulli, dove a ben guardare esiste un fermento demografico, testimoniato da borgate, manufatti e piccoli appezzamenti agricoli destinati a produzioni locali, vendute in quei mercati di fondo valle su cui le spire dell’inverno alpino scendono rapidamente, quasi a testimoniare che qui l’autunno non è ben gradito.

È proprio quando l’inverno comincia a bussare alle porte del territorio che Christian si avvia a riporre gli alveari al caldo, ringraziando le proprie per il lavoro svolto, che prende forma in un miele tipicamente piemontese. Un lavoro che è cominciato con i primi giorni di marzo, quando timidamente la primavera prende forma permettendo ai fiori di Tarassaco di aprirsi non solo alla nostra visuale, ma anche all’operosità delle bottinatrici, che delle api sono quelle destinate a trasportare il raccolto all’alveare. È proprio questa idea di dinamismo, di continuo spostarsi tanto delle api quanto della sua stessa persona l’elemento che contraddistingue il racconto che Christian fa a tutti coloro che lo vanno a trovare presso la sua azienda, un piccolo parallelepipedo posto a fianco della casa paterna, immerso nel verde di quegli stessi spazi dove prima ieri ed i suoi figli oggi crescono a contatto con la natura. L’accoglienza è quella che spetta agli amici veri, schietta e sincera. Ascoltarlo significa capire il percorso che lo ha portato ad abbandonare la sua precedente attività per sposare la sua passione, evidente in ogni gesto che compie, fosse anche l’accensione della centrifuga necessaria a separare il miele grezzo dalle arnie. Durante questo racconto umano ancor prima che professionale il profumo intenso di questo miele, che di queste zone è prodotto tipico, pervaderà tutto lo spazio chiuso, piacevolmente accompagnato dalle gioiosa risate di Lori ed Ale, provetti aiutanti del padre. Perché questa è una vera azienda familiare con Lori, la figlia, attenta assaggiatrice di tutto il miele, tanto da rendere quasi inutile il diploma di analisi organolettica che il papà Christian ha conseguito. A suo fratello, Ale, spetta invece il ruolo di responsabile della logistica, impegnato come è nello spostare alveari ormai vuoti e piccoli attrezzi da lavoro.

La sua idea non è tanto lucrare sui prodotti tipicamente locali che produce, quanto la realizzazione di un sentimento che ha sempre portato con se. Un rapporto sincero con la natura circostante che custodisce con l’aiuto del padre, sullo sfondo impegnato nel piccolo orto di famiglia. Ci racconta del suo rapporto con gli animali, di quell’empatia che tra loro si ingenera, che siano piccoli e numerosi come le migliaia di api che governa, che siano più grandi, come Gina, capriolo che dalla vigna spunta a proprio piacimento quando ha voglia di tornare da chi se ne è preso cura quando era indifeso, probabilmente abbandonato.

Si appassiona nel racconto della democrazia che vige negli alveari dove vivono le sue api, operose come un calvinista e leggere come l’aria, tanto da servirne circa 10.000 per raggiungere il peso di un chilogrammo. Ripercorre i sei mesi di nomadismo che vive a partire da marzo, sempre alla ricerca delle migliori zone dove lasciare i suoi circa 370 alveari. Una nuvola in continuo movimento, capace di dare vita tanto alla Melata quanto al miele di Acacia e di Tiglio, fino al più classico Millefiori. Nonostante le differenti tipologie, figlie di questo suo percorso a cavallo tanto della Val Pellice quanto della Val d’Angrogna, ciò che emerge assaggiandoli è la loro natura di prodotti tipici piemontesi, caratterizzati da un gusto deciso, lungo, di una dolcezza mai uguale.

Nel sorridere delle sue fatiche, evidenti se lo si incontra alla fine dell’estate, ci spiega che la sua idea è quella di mettere sempre in condizione le proprie api di essere forti, spostandone gli alveari laddove la natura è in grado di offrire sostentamento. La sua è la descrizione di un sistema in grado di autoregolarsi, dove la stessa regina, da cui tutto ha origine, è tale finché la popolazione la ritiene funzionale alla realizzazione del miele, prodotto tipico piemontese per eccellenza. Società affollate che vivono in spazi angusti e che hanno bisogno delle migliori condizioni per poter produrre e vivere in salute; sbalzi climatici e condizioni fuori norma rappresentano una sfida contro un nemico più grande, che solo la pazienza e la forza di volontà che Christian dimostra di avere possono contrastare. Nel camminare lungo il piccolo vigneto che circonda il fianco superiore della sua proprietà, Christian racconta di come il suo obiettivo sia quello di crescere assieme alle sue api, di cui asseconda il ciclo naturale, per poter lasciare un domani un’opportunità ai suoi due figli, adesso intenti assieme al nonno ad accudire Gina il capriolo, evidentemente desiderosa di coccole.

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